il_340x270.461177989_c5zeTra le novità della riforma attuata in materia condominiale con la legge 220/2012, rientra senza dubbio l’introduzione al comma V dell’art. 1138 c.c. del divieto di inserire all’interno del regolamento condominiale disposizioni volte ad impedire il possesso o la mera detenzione di animali domestici. Così dispone l’attuale art. 1138 c.c. al co. V: “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici“.

Già prima della riforma in parola, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3705/2011, aveva affermato che solo il regolamento condominiale non può imporre al condomino di rinunciare al proprio animale domestico; ebbene, soltanto il singolo condomino può esplicitamente rinunciare al diritto di trattenere con sé un animale domestico.

La riforma non fatto altro che recepire quanto dettato dal Giudice delle Leggi.

Vediamo meglio cosa significa.

Innanzitutto, in sede di approvazione del regolamento condominiale, accade che non possono essere inserite clausole che impediscano ai condomini di tenere con sè animali domestici. Se però tutti i condomini fossero d’accordo ad inserire un divieto in tal senso, non si vede come una disposizione di questo genere non possa che considerarsi valida. Ed infatti, laddove tutti i condomini rinuncino alla facoltà di consentire l’accesso agli animali domestici, con una delibera all’unanimità, non si vede chi possa successivamente lamentarsi del divieto.

Laddove invece il regolamento sia stato approvato prima dell’entrata in vigore della l. 220/2012 (18 giugno 2013), quale è il destino delle clausole limitative della libertà dei condomini in materia? La dottrina ha assunto posizioni contrastanti, ma in linea di massima, per il principio dell’irretroattività non si può che concludere in favore della validità di dette clausole.

Infine, per il caso di locazione di immobile in condominio, evidentemente il conduttore nulla può in merito all’approvazione del regolamento di condominio. Del pari, egli non è vincolato dal regolamento medesimo se non vi sia stata una specifica approvazione dello stesso in sede di sottoscrizione del contratto di locazione.