hertenQuale tutela può richiedere il proprietario di un animale d’affezione nei confronti di chi – dolosamente o colposamente – ne abbia cagionato la morte?

La norma fondamentale nel nostro ordinamento giuridico in materia di risarcimento del danno è senza dubbio l’art. 2043 c.c., secondo cui: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno“.

Laddove vi sia un danno, pertanto, il responsabile è tenuto al risarcimento.

Vale anche nel caso di uccisione dell’animale d’affezione?

A questo proposito è necessaria una premessa.

Il danno si distingue infatti in danno patrimoniale e danno non patrimoniale.

Con il primo termine si intende un danno di natura economica (ad esempio, le spese di cura dell’animale domestico oppure il cd. “lucro cessante”, ossia il danno da perdita di una fonte di reddito, come quello eventualmente prodotto a seguito della vittoria di concorsi e gare sportive cui l’animale veniva iscritto).

Quanto alla risarcibilità di tale voce di danno, non sussistono dubbi.

Più problematico è il riconoscimento di una voce di danno non patrimoniale in conseguenza alla perdita di un amico, di un compagno, di un membro della famiglia benchè appartenente al mondo animale.

In pratica il problema da porsi è: è possibile il risarcimento del pregiudizio da perdita dell’animale domestico, sul solo presupposto dell’intercorrente rapporto affettivo tra padrone e animale?

La norma a venire in questione in relazione, è l’art. 2059 c.c., il cui disposto così recita: “Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge“.

I casi determinati dalla legge” sono, in estrema sintesi, quelli previsti dalla legge penale ovvero da una norma di carattere costituzionale. Il quesito da porsi è dunque se vi sia un diritto, costituzionalmente protetto, all’animale d’affezione.

A questo proposito, deve dirsi che non vi è uniformità di vedute. Vi è chi senz’altro vede nell’animale un essere senziente, portatore e donatore di sentimenti, ed il rapporto con lo stesso un diritto fondamentale dell’individuo: Trib. Milano, 13/03/2013; Trib. Varese, decreto 07/12/2011; Trib. Rovereto 18/10/2009; Trib. Reggio Calabria 06/06/2013. Da ciò discende la risarcibilità del danno cd. esistenziale, per lesione del rapporto animale – padrone, da quantificarsi in via equitativa.

Tuttavia, non vi è ancora unanimità sul punto ed anzi, vi è chi paragona l’animale domestico alla stregua di un bene mobile, come può essere un autovettura: così Trib. Milano, 30/06/2014, limita la liquidazione del danno nella misura del valore “commerciale” dell’animale.

Per approfondire:

– “PERDITA DELL’ANIMALE D’AFFEZIONE NEL ROGO CAUSATO DA UN FARETTO DIFETTOSO” – Nicola TODESCHINI

“AL GATTINO FERITO CHE MIAGOLA DI DOLORE NIENTE CURE, SECONDO IL TRIBUNALE DI MILANO” – Paolo CENDON

“QUANTIFICARE IL VALORE DELL’ANIMALE D’AFFEZIONE – A QUANTO PARE – SI PUO’”– Trib. Milano 30/06/2014 – V. CARDANI

“ERA SOLO UN GATTO…”: L’ARDUO ITER GIURISPRUDENZIALE DELL’ANIMALE D’AFFEZIONE (E DEGLI UMANI)”– L. LUCENTI

“MORTE DEL CANE? UN DANNO INDUBBIAMENTE ESISTENZIALE” – Trib. Reggio Calabria 06.06.2013 – Paolo RUSSO