hands-holding-jigsaw-1392628325u9EIniziare una causa comporta dei costi (costi “vivi”, dal contributo unificato alle marche da bollo, alle spese per le notifiche, si veda anche qui e spese per l’attività del legale). I tempi della giustizia, inoltre, notoriamente lunghi, impediscono una tutela attuale ed immediata del diritto che si vuol far valere. A ciò si aggiunga poi che l’esito del giudizio non è mai scontato, con la conseguenza che oltre al danno, potrebbe seguire la “beffa” di un esito infausto. Ma altrettanto, un esito positivo potrebbe non rivelarsi una vittoria: se l’altra parte si rifiuta di dar seguito alle prescrizioni del giudice, saranno necessari ulteriori adempimenti per l’esecuzione e, ancora una volta, costi e tempi lunghi.

Per questi motivi, spesso è preferibile una soluzione stragiudiziale del “conflitto”.

Tale risultato può essere raggiunto mediante l’attività dell’avvocato che, prendendo contatto con la controparte o con gli altri avvocati coinvolti, riesce a trovare una soluzione accettabile.

Il legislatore, inoltre, nell’ottica cd. “deflattiva” del ruolo dei giudici (e cioè, nell’ottica di diminuire le cause iniziate), ha introdotto quelli che vengono detti ADR, Alternative Dispute Resolution, ossia soluzioni alternative della vertenza. Tali sono, in particolare, la mediazione e la negoziazione assistita (quest’ultima applicabile anche nel caso di separazioni / divorzi).

Le procedure sopra dette, se aventi successo, oltre a portare ad un risparmio in termini di tempo e costi, comportano notevoli benefici fiscali.

L’Avv. Valentina Cardani ha partecipato a diverse iniziative formative al riguardo, tra cui il corso organizzato dalla Business School del Sole 24 Ore in collaborazione con la Cassa Forense dal titolo “L’arbitrato, la mediazione e la negoziazione assistita”.

Hai bisogno di informazioni su questo argomento? Contattaci!